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Q - Luther Blisset

Recensione in ritardo

ANNI DI RITARDO DALLA PUBBLICAZIONE: 21 circa
GIUDIZIO SOMMARIO: da catalogare alla voce “capolavoro rock”.
Presentato da Nuovartigiana finestre Genova

Battaglie, storia, avventure picaresche, tradimenti, viaggi, cultura… sono solo alcuni degli ingredienti di un libro sorprendente, emozionante. Lo so, sono di parte, amo i romanzi storici e la storia mi affascina da sempre. Tuttavia questo studente di teologia che, nel pieno delle guerre di religione esplose tra gli anni della riforma luterana e quelli controriformisti del concilio di Trento, partecipa, assumendo identità sempre diverse, alle lotte tra eretici ed ortodossia, tra i potenti e chi vive ai limiti della storia a Frankenausen, Münster, Anversa, Venezia, mi ricorda la grande poetica dei looser, perché questo libro parla proprio di loro. Una roba che, sia che il protagonista si chiami Woody Guthrie, Arturo Bandini o Don Quijote de la Mancha, sia che si raccontino le vicende misconosciute dei contadini di Frankenausen, mi smuove un non so che di profondo.
Non sto a raccontarvi chi sta dietro Luther Blisset, cos’è il collettivo Wu Ming e altre facezie simili, le avete già lette e scritte sicuramente molto meglio di come potrei scriverle io in ritardo di 20 anni. 

Dico soltanto che Q è un romanzo sorprendentemente vitale, che mette in scena in maniera palpitante quella storia che quando ve la raccontavano a scuola vi addormentavate all’ultimo banco.
Q racconta di una lotta serrata, senza quartiere, che si riflette ad un livello più profondo anche “dentro la storia nella storia”, il confronto tra il protagonista ed un avversario invisibile e letale (raccontato quasi esclusivamente mediante il ricorso al carteggio epistolare e a un diario personale), a cui il nostro partecipa indomito e inizialmente inconsapevole. È un grande romanzo storico raccontato a ritmi di rock (più progressive che un grande classico), una storia che è un meccanismo perfetto forse inizialmente straniante, per i continui salti temporali e l’affastellarsi dei personaggi di un affresco che racconta 40 anni di storia, con dovizia di particolari. Ed è un peccato veniale che questo affresco sia davvero un po’ troppo rock in alcuni passaggi, agli occhi di chi legge con spirito purista e filologico: turpiloquio e bagasce ostentate in ognuna delle ultime pagine sono un prezzo che pago volentieri, se poi ottengo in cambio un libro come questo.
Ah, l’occasione di questa recensione in ritardo di 20 anni è l’uscita non molto tempo fa dell’edizione speciale dedicata proprio al ventennale di questo capolavoro. Sì, ho detto capolavoro, a fanculo la moderazione (come direbbe Gustav/Gert/Ludwig/…).

E come un qualsiasi Roberto da Crema, il Baffo delle televendite, vi piazzo pure il carico da novanta: a questo indirizzo trovate l’esilarante racconto del collettivo Wu Ming sul come e perché Q non sia mai diventato un film, nonostante le promettenti premesse.